Lunga è la fila di coloro che affrontarono l'insidioso percorso per il Tempio. Quante le vite di coraggiosi avventurieri spente per giungervi. Molti sono morti cercandolo, pochi coloro che l'hanno raggiunto!

Giunti da lontano, attratti da una forza sconosciuta, diversi individui viaggiano in direzione del bosco a loro più vicino. Che sia giorno, che sia notte, nulla li ferma se non l'accasciarsi e svenire nel fitto della foresta. Si risvegliano frastornati uno alla volta, incapaci di concentrarsi su quello che era il loro passato, i loro cari, ciò che hanno lasciato alle spalle. Sono smarriti e l'unico pensiero che li accomuna è il trovarsi soli in un bosco scuro e spaventoso. Non hanno idea del perchè si trovano in quel luogo, ma tutti, in maniera sempre diversa vengono sorpresi al risveglio da creature incoporee simili ad ombre, creature che scuotono le loro membra e mettono in moto le loro gambe, una fuga urlante accomuna tutti loro che si ritrovano tutti insieme. Solo uno fra loro, Dalkon il nano, riesce a restare fermo sulle sue gambe, la paura non l'ha preso. Appena si riuniscono, misteriosamente, le creature d'ombra spariscono e colui che avevano lasciato sul percorso, il nano, arriva camminando da nord, loro pochi istanti prima però l'avevano sorpassato più a sud. Frastornati come non mai la situazione peggiora, una forte luce chiara tutt'intorno a loro li acceca e riaprendo gli occhi pochi istanti dopo si ritrovano in una foresta lugubre e marciscente. Sgomenti e sospettosi l'un l'altro, loro malgrado prendono a camminare per la foresta in cerca di spiegazioni. Anzi no, ancora peggio, Dalkon dimostrando di essere uno spirito libero, prende a camminare in una direzione e a tutti gli altri tocca seguirlo per non dividere il gruppo. Dopo neanche cento metri scoprono di trovarsi all'interno di un vero e proprio reticolato di funghi del legno di natura sconosciuta. Il mago analizza i funghi, ma non riesce a comprendere se siano pericolosi o innoqui, fatto sta che un tiro a segno con l'arco del barbaro fa scoppiare un fungo e tutti gli altri a seguire esplodono riempiendo l'aria di spore rilucenti. Le spore li ricoprono tutti, la loro consistenza è appiccicosa e Fulgrimm sviene. Viene portato via a spalla dal barbaro, nel frattempo il nano e Eve si puliscono dalle spore e sentendo la gola secca beveno vino e birra, l'aroma esaltato dal nuovo componente fungino è magnifico, una bevanda così di rado l'avevano assaggiata. L'occhio acuto del barbaro scorge sotto la distesa di spore rilucenti un luccichio metallico, un piccolo tesoro viene trovato nascosto nel tronco morto di un albero.

Non comprendono la loro presenza in quel luogo, eppure nella loro testa, quasi martellante, sentono la necessità di recarsi al Tempio, luogo di cui nulla sanno se non che rappresenti il raggiungimento di fama, ricchezza e potere. Girovagando, quasi immediatamente, si imbattono in un gruppo di Grig, piccoli spiritelli dispettosi intenti a infastidire i viandanti.

Gli avventurieri fermatisi per bere e riposarsi scoprono che i loro zaini sono stati tutti forati, un brutto scherzo per chi si è perso nel bosco e non ha modo di rammendare con ago e filo. Con un po d'ingegno sovrappongono alcuni zaini limitando la spiacevole perdita di oggetti.

Si rimettono in cammino, il posto in cui sono non lascia tanto dubbio all'immaginazione, lì preferiresti non fermati, qualcosa o qualcuno lo ha corrotto e reso inospitale. Kainos, il barbaro del gruppo usa le sue abilità da esploratore delle terre selvagge e comprende che mentre si muovono per qualche oscuro motivo i punti cardinali si spostano. Per tentare di comprendere cosa stia succedendo, si arrampica su uno degli alberi, scoprendo un cielo plumbeo e senza luna ne sole. Un incubo, un'avventura? Non sanno cosa hanno davanti ma l'unica possibilità per loro è proseguire. Un lago gli si para davanti, sarà lungo qualche centinaio di metri, immerso e ricoperto fin alle sponde di fronde e fango marciscente, se non altro permette a tutti di vedere quel cielo grigio e inespressivo. Per cercare di comprendere meglio ciò che li circonda, lanciano un sasso nell'acqua, un tonfo e tutto tace. Provano ad avvicinarsi al lago, come cercando qualcosa di anomalo e lo trovano, per quanto i loro oggetti vadano a fondo sott'acqua, loro stessi non affondano e bensì camminano e riescono a muoversi sull'acqua senza restarne bagnati. Mille ipotesi vengono espresse per spiegare il fenomeno ma il tutto si conclude con un giro camminando sul lago. Nulla di nuovo da questo luogo, Anubi, grande conoscitore della natura e della magia afferma con chiarezza che una forte stregoneria è stata utilizzata per incantare il lago.

Un nuovo buco nell'acqua, nessuno capisce dove recarsi, dove dirigersi, l'unica possibilità è proseguire. La fortuna però arride agli avventurieri nuovamente, lo scheletro di un elfo vestito con una tunica verde e logora giace incustodito in mezzo al bosco. Una bacchetta di cura ferite e un bel sacchettone di monete d'oro vengono ritrovati frugandogli addosso.

Una nuova insidia, due viscidi vermeiena li circondano, frecce e incantesimi li sorprendono e prima della loro reazione il primo tracolla. Il secondo più furtivo si avvicina a Eve senza farsi vedere, strisciare e sgusciare in quell'ambiente è la normalità per questi esseri, ma la ladra dimostra di essere protetta da una buona stella, nascondendosi nel tronco di un albero morto, la creatura colpisce con i suoi tentacoli il duro legno pensando di aver afferrato la preda. Giusto in tempo, una lama parte dalla mano della ragazza urlante che l'abbatte. Prestando la massima attenzione vengono aperti gli stomaci delle due carcasse, nella speranza di trovare qualcosa più di viscere orripilanti e puzzolenti, ma nulla.  Si riprende a camminare, molto più avanti dagli avventurieri vengono avvistate delle creature su un albero, quanlcuno dice siano pipistrelli di dimensioni davvero ragguardevoli. Una freccia viene scoccata dal barbaro e il pipistrello cade a terra stecchito, dall'albero un nugolo di pipistrelli stridisce alzandosi in volo e fuggendo lontano. Un sacco di strada viene percorsa nuovamente e il pensiero di perdere l'orientamento diventa insopportabile. Lungo il percorso viene dato fuoco ad un albero qui e là, ciò permette di creare una specie di reticolato per orientarsi tramite le fonti di fumo visibili arrampicandosi su un albero. Incontrano i funghi del legno nuovamente, stavolta però l'uomo viene battuto dal fungo e tutti svengono, chi pirma chi dopo. Solo dopo decine di minuti il gruppo comprende due cose, la prima è che in mezzo ai funghi conviene muoversi molto piano per non farli scoppiare, la seconda è che i funghi iniziano a ricrescere se si aspetta troppo. Mentre si cammina viene scoperto un cumulo di cadaveri elfici in tabarro verde, davanti a loro un guerrierone con una mazza in mano disteso. Kainos, il primo a toccare il cadavere dell'armigero umano, scopre tramite un sogno a occhi aperti che i poveri elfi erano stati malmenati a morte per ultimare un rito, ma il tutto si era interrorro perchè una freccia nera aveva sorpreso il loro carnefice, uccidendolo in un sol colpo. Rovesciando il cadavere dell'uomo trovano la freccia nera conficcata e la esaminano.

La situazione è sempre più intricata, il barbaro cercando di creare il reticolato di alberi in fiamme scopre non è il caso di accenderne troppi e troppo vicino perchè il fumo si espande ricoprendo l'intera zona.  Altri funghi, altri cadaveri con componenti da mago e pergamene portano a una nuova visione ad occhi aperti, questa volta è Fulgrimm a vedere davanti ai suoi occhi gli ultimi istanti di vita di un elfo, un arciere scuro gli tira una freccia e l'uccide, oltre la sagoma si riesce a distinguere un arco e quelle che sembrano parvenze di un umanoide con viso da rapace.

 

Fulgrim e Kainos confabulano a lungo e comprendono di aver bisogno di tempo per stendere una mappa della zona più precisa. Si fermano tutti per quasi due ore e il barbaro grazie alla sua esperienza negli ambienti boscosi riesce a creare una mappa  che per quanto rudimentale ha molti più dettagli della zona in cui si trovano. Riprendono a camminare, lo stomaco inizia a rumoreggiare, ma qualcosa si pone davanti a loro in lontananza, un rettiloide molto grande e minaccioso, davvero molto minaccioso. Il gruppo percependo li sta puntando parte all'attacco, ma nel tempo che una freccia si conficchi nel terreno la creatura balza fino a loro sorvolando un tronco enorme e gli piomba davanti. Un brivido freddo corre dietro la schiena degli avventurieri, un nemico così forte e ravvicinato non l'avevano mai visto, qui si rischia la pelle, le fauci della bestia davanti a loro digrignano  e subito dopo mostrano una lingua rossa, sembra che presto verranno tutti divorati. La creatura attende, quasi a scegliere chi sarà la sua prima vittima, tutti frettolosamente l'attaccano senza badare alle conseguenze, ma il ciclo degli eventi si evolve improvvisamente, Dalkon e Kainos dimostrando una volontà di ferro si accorgono di essere sotto l'inganno una mera illusione, tutto appena in tempo per far dubitare gli altri e non finirne vittime. Una risata stridula parte dalle loro spalle seguita da poche parole di una voce sfottente: "Ma allora non siete così tonti come sembrate".

Rincuorati dal sapere di aver davanti solo un'illusione, gli avventurieri prendono coraggio, seppur si accorgono che il cibo e l'acqua di Dalkon sono stati saccheggiati dal suo zaino. Dopo pochi istanti trovano le provviste del malcapitato a terra, sono schiacciate e miste al fango ma presentano orme stranamente minuscole in confronto a quelle di un uomo. MARCO si concentra ed osserva in ogni direzione con occhio di falco riuscendo dopo poco a notare che sopra il ramo di un albero a pochi metri da loro sembra appoggiata una creatura occultata. Il gruppo in men che non si dica reagisce rapace e la minuscola creatura invisibile viene colpita ripetutamente morendo, la voce sogghignante di prima lancia uno straziante urlo di dolore. Anubi informa il gruppo che la creatura era uno spirito della foresta e seppur differente da come l'aveva studiato sui testi, non è mai buona cosa uccidere uno di questi esseri. 

Una forte necessità di rendere maggiormente chiara la composizione della zona spinge il gruppo a muoversi ed esplorare la foresta. Numerosi vermeiena vengono affrontati e sgominati, uno di esso esce da un buco nel terreno posizionato dietro una pianta. Uccidendo il mostro gli avventurieri vengono colti da una visione che li accomuna. A tutti appare nella mente un'immagine che risale al momento precedente il rito sacrificale effettuato dall'armigero umano, vedono chiaramente un piccolo elfo di circa dieci anni che sfugge dalle grinfie del suo carceriere aiutato dai propri genitori. Il piccolo riesce a nascondersi in mezzo alla vegetazione e sottrarsi a quel crudele destino.

Penseriosi per quella nuova esperienza collettiva, forse distratti, gli avventurieri vengono attratti verso alcuni cespugli marciscenti, presto incitati dalle parole di Kainos, al suono della musica di un violino, buona parte del gruppo si mette a ballare in modo forsennato senza preoccuparsi di cosa accada intorno a loro. Anubi con grande spirito di volontà riesce a resistere, si avvicina al cespuglio e avvinghia un essere minuscolo, l'essere imbraccia un piccolo violino e sfoggia un sorriso sornione e divertito. Presto il sorriso scompare perchè l'elfo minaccia lo spiritello stringendolo forte. In cambio della sua libertà lo spiritello promette di non perserverare e lasciarli stare. Fugge nel fitto della foresta fino a scomparire alla vista. Proseguendo nella loro cerca trovano altri cadaveri di elfi in tunica, nuove distese di funghi e incredibilmente quel bambino che avevano visto nella visione. Sembra traumatizzato, non risponde ma almeno cammina, Eve con uno slancio materno decide di portarlo con se. Da li a poco una brutta sorpresa li attende, i funghi compiono la loro funzione e tutti tranne Anubi svengono, mettendosi al riparo dalle spore Anubi scopre che il bambino non è ciò che sembra, presto si trasforma in un essere che ne risucchia l'essenza tramortendolo. Gli unici ricordi di Anubi riguardono un bagliore dorato tutt'intorno e una specie di fuoco fatuo che gli entrava nel corpo. Gli altri svenuti poco più in là vengono anch'essi colpiti da quest'essere e depredati della loro essenza. Tutti prima di svegliarsi sono vittime di un sogno a occhi aperti suscitato dalla creatura. Sentono il dolore del bambino per aver perso i genitori, l'abbandono e la disperazione della solitudine ed infine il freddo morso della morte che prendono il bambino. Ma qualcosa in questo luogo funziona chiaramente male, il bambino non muore di stenti, svenendo attrae a se l'energia delle piante e degli animali che lo circondano e si trasforma in un'essere senza anima. Al loro risveglio tutti sono frastornati e al limite delle loro energie, decidono di spostarsi, Anubi fa il possibile per curare Dalkon e Kainos che li scortano fino ai pressi di una fontana poco più in la. Si addormentano vicino ad essa, bevendoci ne scoprono incredibili doti curative, sembra che consumando l'acqua nell'arco della giornata le loro ferite possano completamente rimarginarsi. I tentativi di portare via l'acqua miracolosa falliscono sfortunatamente, sembra che solo bevendo il liquido attinto dalla fontana sia possibile curarsi. L'indomani è il giorno di una nuova partenza e dopo essersi rimessi in forze decidono è giunto il momento di risolvere la situazione in cui sono, di comune accordo esplorano in maniera precisa tutta la zona ancora inesplorata, capiscono che certe zone della foresta portano insindacabilmente ad altre, si imbattono in piccole pozze di teletrasporto che li scaraventano altrove, Anubi riesce quasi a capirne il funzionamento ad un certo punto. Trovano numerosi scheletri di elfi in tunica e nuove visioni arrivano ai loro occhi. La prima visione si svolge in un tempio abbandonato, in primo piano quello che sembra un uomo molto alto e ammantato di nero sta pagando l'armigero e consegnandogli numerosi elfi legati ad una corda in fila indiana. Il luogo è illuminato dal bastone del nero viandante che emette una forte luce. La scena si muove di pochi metri inquadrando il luogo circostante e evidenziandone l'aspetto lugubre e tetro, fino ad arrivare a dei tavolacci di tortura dove ancora sono presenti resti umani in decomposizione. Dietro i tavolacci si scorge in un angolo un piccolo altare incassato nella parete, su di esso si trovano alcuni grandi ceri grigi. La cornice dell'altare presenta un broccato nero di forma esagonale al cui centro si distingue chiaramente un teschio coronato dagli occhi rossi che ride. La visione termina con l'uomo vestito di nero che porge una sacca di denaro all'armigero umano e dice. "Possa il tempo portare la vera vita all'elfo". In un secondo momento Dalkon ricorderà di aver già incontrato questo simbolo appartenente a chi ama l'arte proibita della necromanzia. La seconda visione è chiaramente la conclusione di questa vicenda. L'uomo vestito di nero, che d'ora in poi chiameremo Viandante Oscuro, fa la sua comparsa nella foresta marciscente, mentre cammina essa torna verde e rigogliosa, anzi, si capisce distintamente che mentre l'attraversa la foresta era ancora vergine e incontaminata.  Il Viandante Oscuro si reca presso la radura nella quale l'armigero avrebbe dovuto sacrificare gli elfi, malmenandoli uno ad uno, con una smorfia di sdegno trovando il guerriero stecchito da una freccia pronuncia alcune parole "Solo io Posso!". Posizionandosi davanti ai corpi dei sacrificati intona una litania e gesticola con movimenti precisi, presto tutt'intorno gli spiriti dei morti si sollevano e volteggiano in un vortice verde concentrato nella piccola radura. La litania termina e le mani vengono appoggiate al terreno come a spingerlo, tutte le anime convergono nel corpo di colui che le ha richiamete e attraverso di lui fluiscono nella terra. Una piccola macchia putrescente si forma nella vegetazione intorno alle mani appoggiate al terreno. Il rito termina ma nei giorni seguenti, come una malattia, la macchia si espande a tutta la foresta, contaminandola e portandola verso la morte putrescente. Il finale di questo racconto che hanno vissuto nelle proprie menti, tutti si guardano in faccia come a chiedersi dove sia ora questo pericolosissimo figuro. Chi sia l'arciere con lineamenti da rapace e soprattutto a cosa servisse il rito e il sacrificio di tante vite. Interrogativi, tanti forse troppi, l'unica soluzione procedere fino in fondo. E' alla fine di questa giornata che si giunge  finalmente ai ruderi di una costruzione di mattoni di fango, quasi completamente sommersa dai rovi. Sembra si tratti di una piattaforma ottagonale con al centro una piccola struttura di cui rimane oramai ben poco. Si distingue chiaramente il disegno di un umanouide che con un piccone in mano cerca di infrangere una parete di pietra. A terra, in parte distrutta si può leggere su una piccola tavoletta alcuni caratteri antichi, solo Anubi ne è capace e dopo vari tentativi riesce a pronunciare correttamente il testo scritto. "Il Sacro Altare, il Potere del Mondo, la Missione del Kotha". Come per magia, anzi per magia davvero, una luce abbagliante li circonda e subito dopo solo il buio intorno a loro. Kainos non si fa attendere, dopo pochi istanti tira fuori la sua torcia perenne e illumina intorno a loro, scoprono di trovarsi a testa in giù nel buio più oscuro, appesi a un soffitto. Persi nel buio camminano quasi tutta la giornata fino quasi a sentirsi male. Non riescono in alcun modo a capacitarsi di come uscire da quella situazione assurda, il nano arriva ad urinarsi sulla barba involontariamente. Questa tortura per fortuna ha una fine e circa 7 ore precipitano tutti verso il basso, compiendo una caduta di oltre 30 metri ma fortunatamente fermandosi a 1 metro da terra. Ancora scombussolati si ritrovano sempre sommersi dal buio, l'unica luce è la torcia di Kainos che li aiuta a trovare una casa illuminata all'interno che butta fumo verso l'esterno dal camino. Correre dentro è ciò che succede, uno dietro l'altro si affrettano ad entrare. Mentre tutti pensano a riposarsi Kainos fa un giro intorno alla casa e scopre che vi è una finestra nella casetta ma è murata, null'altro appare di interessante. Nel frattempo Anubi e Fulgrimm scoprono che pensando ad un cibo desiderato questo apparirà sul tavolo della casetta, Dalkon a quel punto desidera birra nanica e anche quella appare immediatamente. Dopo essersi ben rifocillati pensano a sistemarsi sulle brande presenti nella casetta, calda, confortevole, quasi profumata, insomma davvero accogliente. Fulgrimm con occhio indagatore mentre esamina la casa scopre uno spiffero d'aria giungere in prossimità della finestra murata. Da lì a poco il muro viene sfondato e scoperto un dettaglio fondamentale, la finestra dall'interno della casetta porta in una radura verde e soleggiata. Come fermarsi, cos'altro li attenderà, si prosegue attraverso la finestra e si prosegue nell'erba alta. Subito Kainos insieme ad Anubi notano due possibili direzioni, una porta alla fine della prateria e porta in una zona completamente di color rosa, varie illazioni vengono fatte dall'elfo e dall'evocatore, ma a nulla di davvero solido si approda. L'altra porta ad una strada che parte verso nord. Poco tempo per pensare e si decide di partire seguendo la strada che spresso si scopre essere fatta di un particolare ciottolato color argilla. La strada stranamente è come finisca nel nulla, infatti si interrompe da dove loro partono, per un giorno si procede sulla strada senza trovare anima viva, finchè si incontra un uomo anziano, molto magro e vestito di stracci, dietro a se porta un carretto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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